Taglio stipendi parlamentari, la Camera rinvia il testo M5s in commissione. La piazza grillina protesta: “Vergogna”

La proposta di legge dei Cinquestelle ricomincerà il suo iter: ok dell’Aula con 109 voti di scarto (praticamente la maggioranza). Grillo sulle tribune di Montecitorio. Rosato (Pd) lo attacca: “Vada in Campidoglio”. Lui gli replica sarcastico: “Bravo!”. Il M5s davanti all’ingresso del Parlamento con 200 simpatizzanti: “Vergogna, buffoni”. Di Maio: “Renzi è latitante”. I democratici: “Volevamo un lavoro serio, voi urlate e basta”

L’aula della Camera, con 109 voti di scarto, ha approvato la richiesta di rinvioin commissione della proposta di legge del M5S sul dimezzamento degli stipendi dei parlamentari. La richiesta era stata avanzata dal capogruppo di Centro Democratico Lorenzo Dellai. Tra i gruppi che hanno votato contro non solo il Movimento Cinque Stelle, ma anche Sinistra ItalianaFratelli d’ItaliaForza Italia. Lo scarto è stato di 109 voti. A favore del rinvio ha votato la maggioranza, contrarie tutte le opposizioni, ad eccezione dei Conservatori e riformisti(i fittiani) che si sono astenuti.*

In tribuna, ad assistere alla seduta di Montecitorio, anche il leader dei Cinquestelle Beppe Grillo che in precedenza aveva partecipato a un sit-in (insieme a circa 200 persone) per fare pressioni sul Pd e far approvare il testo dei deputati grillini. “Vergogna, vergogna” hanno gridato i simpatizzanti M5s quando l’esito del voto è stato comunicato in piazza da Alessandro Di Battista: “Siamo indignati da questa gentaglia pronta a intervenire sulla carne viva dei cittadini ma non si taglia nemmeno un euro quando riguarda i loro stipendi”. “Siamo Davide contro Golia – ha aggiunto Di Battista – ma non molleremo di un centimetro! Viva la Repubblica, viva la sovranità popolare”. La piazza urla “Onestà, onestà” e Di Battista annuncia: “Fino al 4 dicembre si va avanti, saliremo sui treni per difendere quei brandelli di sovranità popolare che ancora resistono”. In piazza è stato srotolato anche uno striscione, tenuto dai parlamentari M5s davanti all’ingresso della Camera dei deputati: “Tagliatevi lo stipendio la vera riforma è questa”. “Gli italiani non ci hanno mai sperato, forse ci abbiamo sperato più noi…” commenta Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera. “Renzi presenta in tv gli emendamenti ma in parlamento è latitante”. Ispirati dall’assenza del capo del governo i Cinquestelle hanno rilanciato l’hashtag #RenziNonNasconderti.

“Non ci credo che il Pd non vota la nostra proposta per la riduzione degli stipendi. Pensate il Papa come sarebbe contento” aveva detto Grillo prima del voto. “Oggi è il pace e bene day” aveva aggiunto. Ad accoglierlo in piazza Montecitorio il sit-in degli attivisti M5s, organizzato dopo l’appello del leader. Il testo è arrivato in Aula nelle scorse ore e ha ricevuto il no di tutti i partiti, ma ha strappato a sorpresa il sostegno del presidente della Cei Angelo Bagnasco che ha detto “il taglio sarebbe un segnale positivo”. Oggi è la giornata decisiva: il provvedimento che riduce le indennità a 5mila euro lordi al mese e non netti potrebbe essere votato o, molto più probabilmente, rispedito in commissione con voto della maggioranza.

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Rosato in Aula: “Grillo vada al Campidoglio”. Il leader M5s: “Bravo!”
Grillo ha seguito tutta la seduta dalle tribune di Montecitorio, “per vedere che effetto fanno” ha detto. E la sua presenza non passa inosservata tanto che il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, lo cita in un passaggio del suo discorso: “Noi abbiamo adattato la nostra agenda a Grillo” ha detto riferendosi anche all’ordine dei lavori dell’assemblea che è stato invertito proprio per decidere sul ritorno in commissione. “Ma vada anche al Campidoglio a parlare di consulenze e di costi inutili. Bisogna saper governare ed essere onesti con i propri elettori”. Parole che dagli scranni M5S sono accolte con un applauso ironico mentre Grillo, dal loggione, ha applaudito e ha urlato sarcastico: “Bravo, bravo!”.

Il Pd: “Volevamo fare un lavoro serio, voi urlate e basta”
Quanto la questione fosse comunque delicata per il Pd, lo dimostra che a parlare sia stato il capogruppo democratico Ettore Rosato. “La politica – aveva detto Rosato – deve tornare ad avere credibilità e non la ritrova dicendo che prende meno soldi puntando allo zero ma quando diventa efficiente. Noi proviamo a farlo”. Spiega il capogruppo democratico che “abbiamo provato a fare un lavoro serio comune in commissione, abbiamo chiesto lo stesso trattamento dei parlamentari europei ma a loro non interessava venire in Aula per una legge che mettesse ordine e tagliasse i costi ma tagliasse semplicemente gli stipendi. Per dire che un parlamentare dovesse prendere la metà della Muraro. E’ il loro metro”. Rosato ha rivendicato “la credibilità di chi ha cancellato468 milioni di rimborsi all’anno ai partiti, 300 milioni della Camera. Ma voi non volete discutere veramente – ha proseguito rivolto ai colleghi dei Cinquestelle – A voi fa comodo questo sistema: quando le cose non funzionano e si può urlare vi sta bene e poi questo sistema nella opacità alla fine fa sì che i parlamentari del Pd prendono lo stesso stipendio di M5S. Voi i soldi non li tenete ai partiti e dove li conservate non lo sappiamo”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

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