La Cassazione: “I migranti devono rispettare i nostri valori e adeguarsi”

Alimenta il dibattito sull’integrazione dei migranti una sentenza della Cassazione, che ha condannato un indiano Sikh, il quale voleva circolare con un coltello ‘sacro’ secondo i precetti della sua religione. Gli ermellini sono chiari e scrivono: “Non è tollerabile che l’attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante”. Quindi aggiungono che “in una società multietnica la convivenza tra soggetti di etnia diversa richiede necessariamente l’identificazione di un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbono riconoscere”.*

“Se l’integrazione non impone l’abbandono della cultura di origine, in consonanza con la previsione dell’art. 2 della Costituzione che valorizza il pluralismo sociale, il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante”, sottolinea la Cassazione, ripercorrendo la vicenda dell’indiano di etnia Sikh, il quale il 6 marzo del 2013 era stato sorpreso a Goito, nel mantovano, mentre usciva di casa con il lungo coltello tradizionale e una volta bloccato aveva sostenuto che il kirpan, questo il nome dell’arma bianca, come il turbante “era un simbolo della religione e il porto costituiva adempimento del dovere religioso”. Multato di duemila euro, aveva fatto ricorso in Cassazione, vedendoselo respingere.

Per la Suprema Corte, “è essenziale l’obbligo per l’immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale, in cui ha liberamente scelto di inserirsi, e di verificare preventivamente la compatibilità dei propri comportamenti con i principi che la regolano e quindi della liceità di essi in relazione all’ordinamento giuridico che la disciplina”. Il verdetto aggiunge che “la decisione di stabilirsi in una società in cui è noto, e si ha la consapevolezza, che i valori di riferimento sono diversi da quella di provenienza, ne impone il rispetto”.

Le reazioni politiche

Non sono mancate le reazioni politiche, con Emanuele Fiano del Pd che sottolinea: “Speriamo che ora non sia usata come una clava dai vari Salvini! Perchè la sentenza della cassazione, che richiama gli immigrati che hanno scelto di vivere nel mondo occidentale ‘all’obbligo’ di conformarsi ai valori della società nella quale hanno deciso ‘di stabilirsi’, dichiara un principio semplice e giusto. E si riferisce a un caso singolo. A noi preoccupa la fanfara della xenofobia che userà una sentenza che difende un corretto uso del diritto di tutti come un’arma nei confronti di qualcuno”.

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Dal centrodestra si parla di decisione “sacrosanta”, con Daniela Santanché che commenta: “Alla faccia dei buonisti e del tutto è permesso, questa sentenza non fa sconti a nessuno…Oggi era un indiano che voleva girare libero con un coltello sacro per le vie della città e magari domani potevamo imbatterci in una bella carovana di elefanti che trasportavano merci di ogni genere. Siamo in Italia e chi viene ospite nel nostro Paese ha il dovere di seguire le regole che ci impone il codice civile, quello penale e la nostra Costituzione”. Il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, Fabio Rampelli, parla di “de profundis per l’ideologia buonista”, sottolineando come “chi viene in Italia deve rispettare le nostre leggi, le nostre regole, i nostri valori”, medesimo concetto espresso da Giorgia Meloni, leader dello stesso partito.

Roberto Calderoli della Lega Nord evidenzia come la sentenza “rappresenta un precedente che, da adesso, deve riportare al rispetto totale delle nostre leggi, a cominciare da quella che vieta di girare in luoghi pubblici con un copricapo o un velo che travisano o nascondono il volto, per cui basta burqa o niqab in luoghi pubblici”, mentre monsignor Giancarlo Perego direttore di ‘Migrantes’, la fondazione della Cei che si interessa di immigrazione, mette in evidenza come il giudizio dei giudici sottolinei “anche il valore della diversità e della multiculturalità e la necessità di un cammino di integrazione degli immigrati, oltre a ribadire che ciò non può prescindere dal rispetto giuridico e legale di alcune regole su cui è strutturata la nostra società, con i suoi valori”.

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