Apple Pay funzionerà in Italia?

Per acquistare un oggetto o saldare un conto basterà avvicinare l’iPhone o l’Apple Watch a un lettore Pos. Ma in quanti lo useremo? 

Sbarca anche in Italia, dopo tre anni dal lancio negli Usa e la lunga attesa, Apple Pay, un metodo destinato a rivoluzionare i sistemi e le abitudini di pagamento, sempre che prenda piede e in modo diffuso. Apple Pay è una modalità “dematerializzata” che consente di effettuare pagamenti e saldare conti direttamente con lo smartphone o con un Apple Watch, senza estrarre e maneggiare card tradizionali. Basta semplicemente avvicinare l’iPhone (o l’orologio) a una macchinetta Pos, purché sia predisposta per carte e bancomat contactless, e tenere il dito sul sensore Touch Id (oppure premere due volte il tasto laterale del dispositivo da polso). Il supercellulare, dunque, assume una funzione in più. Si trasforma in conto corrente e portafoglio, sfoderabile in negozi tradizionali e store online.*

Ecco le catene e le banche già coinvolte

Per ora, però, nel nostro Paese la novità riguarda solo gli utenti della “Mela” e un numero limitato di banche e di circuiti e catene commerciali. Al momento il colosso di Cupertino ha stretto accordi con Unicredit, Carrefour Bank e l’app Boon (un sistema di carta ricaricabile). Ma ne sono in arrivo “altri entro la fine dell’anno “- si promette sul sito ufficiale dell’azienda Usa  – e in particolare “CartaBcc, ExpendiaSmart, Fineco, Hype, N26 e Widiba”. Pure i clienti Banca Mediolanum e American Express – altro impegno per il futuro prossimo – potranno “presto” servirsi di Apple Pay. Tra i negozi e i venditori “abilitati” figurano, tra gli altri, Auchan, Eataly, Ovs, Sephora, Easyjet.

Nel resto del mondo gli istituti di credito che hanno già reso disponibile il sistema  “sono oltre 3.500”.

Come funziona Apple Pay

Apple Pay, precisano gli addetti ai lavori, può essere usato con iPhone (6 o superiore) e Apple Watch e anche con Mac, quindi sia in mobilità sia dalla scrivania di casa o dell’ufficio. Una procedura che dovrebbe essere sicura e riservata, oltre che semplice e veloce. ”Quando sia effettua un pagamento – viene spiegato sul web  – Apple Pay usa un numero specifico del dispositivo del cliente e un codice di transazione univoco. Quindi i dati della carta personale non vengono mai memorizzati sul dispositivo o sui server, né condivisi con i commercianti durante l’operazione. Apple Pay non archivia dati sulle transazioni che possano essere ricollegati ai singoli soggetti. Solo gli acquisti più recenti sono conservati, per comodità, su Wallet (un conto prepagato virtuale – già disponibile in Francia, Regno Unito e Svizzera – che può essere aperto anche in Italia e associato alla propria carta di credito o di debito)”.

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Sarà un boom o un flop in Italia?

Prova a rispondere Ariela Mortara, sociologa dei consumi dell’università privata milanese Iulm: “E’ difficile – ammette – azzardare delle previsioni. I dati relativi alla diffusione dei new digital payment in Italia sono in crescita, anche se il nostro Paese, per quanto riguarda il numero delle transazioni digitali, è tra gli ultimi a livello europeo. Gli italiani, infatti, sono tradizionalmente scettici e diffidenti rispetto alle forme di pagamento elettronico già in uso, a cominciare da bancomat e carta di credito. Questo atteggiamento, legato alla mancanza di fiducia, potrebbe far ipotizzare un utilizzo limitato del nuovo sistema. Però è vero anche che lo  smartphone ce l’hanno tutti o quasi, indipendentemente dall’età o dalla posizione sociale. Ciò – continua l’esperta  – autorizza a pensare che la diffidenza verso i pagamenti dematerializzati sarà superata, perché l’iPhone  si usa già per parecchie funzioni e molte persone potranno essere indotte a servirsene per i pagamenti. Il rischio – dice sempre Mortara – è che succeda quello che già avviene con il bancomat e le altre card: si perde il conto di quello che si spende, si percepisce meno il valore dei soldi che escono indirettamente di tasca, anche se si riceve lo scontrino”.

La sfida sul Mobile Payment è solo all’inizio  

“L’Italia è il 16° Stato ‘conquistato’ da Apple Play, dopo Usa, Australia, Canada, Cina, Francia, Giappone, Hong Kong, Irlanda, Nuova Zelanda, Regno Unito, Russia, Singapore, Spagna, Svizzera, Taiwan” aggiunge Valeria Portale, direttore dell’Osservatorio mobile payment & commerce del Politecnico di Milano. “Che cosa dobbiamo aspettarci? Nei prossimi mesi ne vedremo delle belle. La sfida sul Mobile Payment avrà davvero inizio. Apple è il primo grande attore internazionale a sbarcare nel nostro Paese. E molto probabilmente Samsung Pay e Android Pay seguiranno a ruota (Samsung ha già annunciato che arriverà da noi entro la fine del 2017). Ci troviamo davanti a un settore composto da diversi attori: dai produttori di telefoni (Apple, Huawei, Samsung, Xiao-mi), ai fornitori di sistemi operativi (Android e Microsoft), fino agli operatori telefonici (Vodafone). Un quadro variegato, dunque. Quello che accomuna tutti è la scelta della tecnologia, che si chiama Nfc. E le banche? Non stanno certo a guardare, smaniose di non perdere il presidio dei loro clienti. Per questo dobbiamo attenderci (e sta già succedendo) una risposta bancaria forte”.

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