SI ARRICCHISCONO CON GLI SBARCHI, MA NON LI VOGLIONO NEI LORO QUARTIERI DI LUSSO”: ECCO IL RITRATTO DI CHI MARCIAVA A MILANO

Qualcuno ci marcia. Sugli immigrati, dico.

Perché il corteo che sfila per il centro di Milano non è soltanto un bizzarro insieme di canne e ipocrisia, tuniche africane e cachemire da via Montenapoleone, disperati raccattati all’ angolo e fighetti appena usciti dall’ aperitivo al Diana, macché: è anche un altro atto, l’ ennesimo, dell’ eterno scontro nella sinistra italiana.

 Pd o non Pd, Renzi o D’ Alema, centri sociali o salotti buoni: sulla pelle degli immigrati, dietro le bandiere nobili dell’ antirazzismo, si nasconde un assai meno nobile regolamento di conti interno. Lotta dura, accoglienza senza paura: dicono di voler aprire le porte a tutti, ma intanto se le sbattono in faccia fra compagni.

Il corteo è un successo di partecipazione, non saranno gli 80.000 proclamati dall’ assessore Pier Francesco Majorino, ma sono tanti, più o meno cammellati, più o meno convinti. Ma il paradosso è che il successo della marcia rischi di trasformarsi in un boomerang per la sinistra che l’ ha organizzata: non può sfuggire, infatti, il dato politico essenziale. E cioè che il bersaglio principale dei partecipanti non era la destra, ma il Pd; non la Lega, ma il governo. In mezzo ai bonghi e ai fischietti, infatti, sono stati visti e sentiti pochissimi slogan contro Salvini.

Erano tutti troppo impegnati a contestare Minniti. Bollato con una serie di epiteti, fra cui possiamo citare solo il più delicato: «Razzista».

«No Minniti-Orlando», portavano scritti alcuni in cartelli prestampati. «Nessuno è illegale», scandivano altri. Su alcuni manifesti si arrivava a dire no ai tentativi di accordo con la Libia, altri equiparavano il decreto dell’ attuale ministero dell’ Interno ai peggiori provvedimenti del Ventennio. I centri sociali hanno preso la testa del corteo con lo striscione «Pd peggior destra», con cui volevano battezzare l’ intera manifestazione. Il governo è stato contestato, il Partito Democratico pure. l’ assessore alla sicurezza di Milano, Carmela Rozza, Pd, è stata sbattuta malamente fuori dal corteo. D’ Alema e Bersani, invece, accolti a braccia aperte.*

Mai vista tanta acrimonia nei confronti del Pd in una corteo organizzato dal Pd. Eh sì, perché la singolarità della manifestazione è questa: a convocarla non sono stati i centri sociali, non le sinistre radicali, non gli arcobaleno-arancioni-tuttifrutti-tutticolori, ma è stata la giunta Sala.

Beppe l’ Illuminato, l’ astro nascente, il virgulto d’ oro dei Democratici. L’ asso nella manica. Il futuro splendente. Ecco: il futuro del Pd organizza un corteo che è una coltellata al cuore al presente del Pd

L’ ha fatto apposta? Ci si è trovato per caso? Perché ha organizzato questo corteo? Per pagare un prezzo alla sinistra radicale che l’ ha sostenuto in campagna elettorale? O, cinicamente, per usarla contro il governo di cui dovrebbe essere uno dei principali sostenitori?

Qualcuno ci marcia con la marcia, evidentemente. Dentro il corteo, come prevedibile, il solito carico di retorica. «Abbattiamo i muri», «Gli immigrati mi pagano la pensione», «Restiamo umani», «L’ immigrazione è colpa nostra», «Non deve più esserci un noi e un loro».

 C’ erano i bonghi, i tamburi, le trombe, la «barca dei diritti», il gruppo degli indiani, i boliviani con i vestiti a festa, e tante signore ingioiellate di quelle che vogliono centri d’ accoglienza ovunque, purché non a Capalbio. E, s’ intende, sotto casa loro. Ce n’ era una, intervista dalle tv, in borsetta, collana e elegante golfino con le rouches, che discettava di inclusione. «L’ inclusione è la parola più bella che ci sia», diceva.

Ma lei dove abita?, le ha chiesto l’ inviato. «A Milano». Milano dove? «Arco della Pace».

Pieno centro, si capisce. L’ inclusione da quelle parti non dev’ essere difficile.*

Al contrario si è vista poca gente di Quarto Oggiaro, poca gente della Bovisa o del Giambellino. In effetti loro, per incontrare gli immigrati, non hanno bisogno di andare a sfilare in piazza Castello. Li incontrano tutti i giorni sotto casa.

 Senza troppa soddisfazione. E, perciò, all’ idea che si possa scendere in piazza per chiedere ancora più stranieri in Italia, ancora più clandestini che si portano via spazi, soldi e lavoro, probabilmente sono pronti a mettere mano ai forconi. Il problema, dunque, a questo punto è tutto del governo: darà retta a questi italiani pronti a impugnare i forconi o a quelli che sfilavano tra le trombette di gioia? Rivendicherà il successo del corteo o ne prenderà le distanze? Proseguirà sulla linea Minniti o darà ragione a quelli che in piazza scandivano «No Minniti», «Minniti fascista»?

Al di là delle parole di circostanza, dico. Da domani: che farà il Pd di governo? Sconfesserà sé stesso o quei (presunti) 100.000? Starà con la piazza di Sala o contro di essa? O, con qualche imbarazzo, cercherà di tenere come al solito il piede in due scarpe? Il dibattito continua, il congresso Pd non finisce mai. Evidentemente sugli immigrati qualcuno ci marcia. E peccato che mentre qualcuno ci marcia, l’ Italia, purtroppo, ci marcisce.

loading...

2. PROFUGHI, MARCIA IPOCRITA DI CHI LI USA PER FAR SOLDI MA LONTANO DA CAPALBIO

Stefano Zurlo per ‘il Giornale‘

Litigano su tutto ma quando c’ è da marciare si mettono tutti in fila. La sinistra, le sinistre. Pacifisti. Terzomondisti. Ambientalisti. Vip e centri sociali. Pronti a inzuppare di buonismo slogan che in realtà delegittimano lo Stato, già sbrindellato per i fatti suoi, rapidi nel martellare le forze dell’ ordine, già in difficoltà nella casbah metropolitana, abili nel prendere di mira, paradosso dell’ utopismo, un ministro di sinistra come Marco Minniti.

Già visto tante volte: ecco il sindaco Beppe Sala, con fascia tricolore e mamma al seguito, che svolta a sinistra dopo le polemiche e le tensioni dei giorni scorsi.

Avrebbe potuto scegliere una linea più soft, si consegna all’ ideologia radicale. Ecco Pier Luigi Bersani e Massimo D’ Alema, vecchie glorie che risplendono per un giorno, ecco l’ immancabile fondatore di Emergency Gino Strada ed Emma Bonino che non si discute.

Potrebbe essere il giorno dello sciopero generale, o una manifestazione contro il governo Berlusconi, come andava di moda qualche anno fa. Ma i colori vintage non piacciono a nessuno e allora la bussola aggiorna la direzione: i migranti, i barconi, l’ inclusione, la sicurezza. Il tema è, sarebbe, alto e appassionante: dire no ai muri e si ai ponti è il messaggio di Papa Francesco e una scelta di fondo che interroga l’ Occidente.

Ma quando queste questioni vengono declinate dalla piazza si trasformano inevitabilmente in frecce avvelenate: contro le istituzioni, contro il tentativo, peraltro balbettante, di mettere un argine al caos che tutto avvolge e tutto degrada. Contro.

Certo, l’ happening è nato mesi fa come riproposizione del modello Barcellona, ma mediaticamente è stato battezzato dopo il blitz degli uomini in divisa in Stazione il 2 maggio scorso.

 

Si poteva mediare e non lo si è fatto, si propone l’ incontro e si va allo scontro, si teorizza l’ inclusione e si esclude una parte, alla fine prevale sempre un’ idea di solidarietà zoppa.

Se la polizia prova a mettere un po’ d’ ordine in città, ecco che gli abbracci e i girotondi perdono d’ intensità fino a scomparire. Ci sono i distinguo e i percorsi personali, per carità, ma cosi si trasmette solo fragilità.

La sinistra bene, quella che abita nella cerchia privilegiata dei Navigli e mangia solo a chilometro zero, reclama i profughi ma sa che andranno a distanza di sicurezza: se poi qualche prefetto sbaglia i calcoli, come è successo, e sistema i migranti vicino ai muri, quelli perimetrali delle villone gauchiste di Capalbio, allora lascia esplodere l’ indignazione.

D’ accordo, non si fa politica solo con la coerenza, ma ci vorrebbe un pizzico di rigore in più. E qualche briciola in meno di affarismo. Mafia capitale, senza voler criminalizzare nessuno, insegna: gli ideali più nobili sono un’ ottima palestra per srotolare trame oblique e soprattutto per fare soldi. Sempre ossequiando i sommi principi.

L’ Anpi e Bella ciao, il 20 maggio come versione solare di un 25 aprile spesso lugubre e piovoso. La Liberazione, anche se non è chiaro da chi. E non aiuta nemmeno la presenza del presidente del Senato Pietro Grasso.

Dal palco suggestiona la folla con parole forti che esprimono un percorso culturale rispettabile: «Chi nasce in Italia e studia in Italia è italiano». Ma questi concetti non tengono conto del contesto che ribolle: mentre si scopriva con sgomento che Hosni prima di estrarre il coltello inneggiava all’ Isis, lui cavillava sulla natura non terroristica di quanto accaduto poche ore prima in Stazione.

fonte http://www.italiapatriamia.eu

loading...

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *