IL REGALO DELLA SERRACCHIANI AI RICHIEDENTI ASILO: “3500 EURO PER TORNARE A CASA” (INDOVINA CHI DOVRÀ PAGARE…)

L’idea è semplice: dare 3.500 euro a quei migranti che, invece di chiedere asilo in Italia, decidono di tornarsene a casa propria.

Un “regalo” che la Regione Friuli Venezia Giulia guidata dalla Serracchiani ha deciso di elargire pensando di far risparmiare gli italiani.

In sostanza, ai richiedenti asilo ospitati nei centri di accoglienza del Friuli viene proposta una soluzione alternativa a quella di un futuro nel Belpaese: mettere in tasca 3.500 euro e dare il via al “rimpatrio volontario”.*

L’idea non è del tutto nuova, anzi. Il FVG, infatti, già mette a disposizione 2.500 euro (2mila statali e 500 regionali) per i rimpatri volontari.

Ma ora l’assessore all’Immigrazione Gianni Torrenti ha deciso di aggiungere altri mille euro al bonus per il ritorno volontario in Patria.

Evidentemente oltre 2mila euro non erano sufficientemente appetibili per i migranti, così si è ben pensato di alzare l’asticella delle generosità. “Spendere mille euro per un rimpatrio fa risparmiare alla collettività”, ha detto fiero l’assessore al Gazzettino.

I problemi però sono due. Spesso i migranti spendono tra i mille e i 2mila europer arrivare col barcone o lungo la tratta balcanica fino nel Belpaese.

Difficile rinuncino all’idea di un futuro in Europa in cambio di un migliaio di euro in più di quanto hanno pagato per rischiare la vita. Inoltre, nessuno può assicurare che – dopo aver incassato il bonus – se ne tornino davvero in Patria.

L’accordo – spiega il Gazzettino – è stato firmato dalla Regione con il dipartimento immigrazione del ministero dell’Interno e con l’Organizzazione intergovernativa per le migrazioni.

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Il piano, precisa Torrenti, sarà valido “per migranti che sono già da tempo nella nostra regione e comunque arrivati prima della firma del documento spiega Torrenti Confidiamo che questa iniziativa funzioni.

Il Dipartimento statale ha messo a disposizione fondi per mille rimpatri. Ci sembrano tanti. Tuttavia, se i primi casi avranno successo, potrà essere uno strumento che funziona“.

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