Gli “Uomini neri” di Putin: “Noi uccidiamo islamisti, uno ad uno”

Li chiamano così: gli uomini neri di Putin. Sono le forze speciali russe, già attive in Siria contro la minaccia dell’Isis. Quando il presidente russo ha deciso di metterli in campo nella lotta al terrorismo, i rapporti di forza sono cambiati. Ma chi sono davvero gli Specnaz? A raccontare i loro segreti e le loro “imprese” è stato Nicolai Lilin, romanziere ex soldato russo. Gli uomini del Califfo hanno paura di loro. “È che ci conoscono – dice Lilin – li abbiamo già battuti in Cecenia, ne abbaimo ammazzati 90mila uno ad uno“.*“Nella guerra moderna non è possibile un intervento aereo senza un’ operazione di intelligence sul terreno – dice nell’intervista citata da ordinefuturo.net – Non è come nei film, che si fa tutto con le apparecchiature elettroniche, serve qualcuno che stia sul territorio, per evitare di fare come gli americani, che bombardano gli ospedali“. Per questo insieme ai bombardamenti aerei bisogna investire anche negli “scarponi sul terreno”. Lo stesso avveniva in Cecenia, racconta Lilin: “Quando si doveva bombardare c’era sempre una squadra che raccoglieva dati sul terreno e li mandava agli analisti militari. Queste coordinate erano studiate e autorizzate, a volte dal presidente Putin in persona. Poi ci veniva chiesto di riconfermarle dal terreno, per essere sicuri che durante questi passaggi nulla fosse cambiato“.

Il ricordo della Cecnia mette paura ai terroristi dell’Isis. “Questi personaggi sono gli stessi che abbiamo combattuto in Cecenia, in Daghestan, che hanno compiuto azioni di terrorismo in Russia. Loro lo sanno chi sono i Russi. Li abbiamo già sconfitti. Ne abbiamo uccisi uno a uno, 90mila, nei boschi della Cecenia. All’ inizio abbiamo provato a fare le cose in modo pulito, ma quando hanno cominciato a buttare giù ospedali interi… Nell’ Isis ci sono sempre loro, conoscono bene le forze speciali russe, si sono scontrati tante volte. Speriamo che questa sia l’ultima“.

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Paura o no, le forze speciali russe non sono le uniche ben preparate alla guerra. “Non è possibile fare classifiche. Tra quelli che conosco io gli americani sono molto preparati, i russi, i tedeschi e gli austriaci pure. Gli italiani hanno degli operatori abbastanza qualificati, ma sono troppo pochi, in una guerra aperta non potrebbero mai difendere la nazione. E poi i politici stanno riducendo il vostro esercito a una barzelletta: vogliono fare azioni contro l’ Isis e non riescono neanche a portare a casa i Marò. Ma non è sempre stato così. Quando ho fatto l’ addestramento in Russia, nel corso di sabotaggio marittimo avevamo un istruttore che ci insegnava le tecniche degli incursori della Decima Mas. Io avevo un libro in italiano, pieno di simboli fascisti. Tra noi c’ era il mito dei cosiddetti “uomini rana”, gente abituata a combattere sott’acqua, a fare cose incredibili…“.

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