“IN AMBIENTI EUROPEI GIRA UNA VOCE…” TREMONTI, I DETTAGLI RISERVATI: COSA SUCCEDE SE SI VOTA

Se si voterà dopo l’estate (il 22 ottobre è la data più gettonata), prepariamoci a un altro autunno caldo, tra speculazione e altri disastri finanziari e politici. A sostenerlo, basandosi su fonti privilegiate, è Giulio Tremonti, ex ministro delle Finanze con Silvio Berlusconi che “il complotto del 2011” l’ha vissuto sulla sua pelle, rimettendoci il posto prima che a cadere fosse lo stesso governo del Cav. E che ora, intervistato da Repubblica, vede gli stessi mostri all’orizzonte. “Sa cosa si dice negli ambienti internazionali? – esordisce il professore – Che il mondo è relativamente pacificato, ma ha due punti deboli. Uno è la Corea del Nord, l’altro è l’Italia“.*

“Chiacchiere da banchieri”, ironizza: “La Corea del Nord è un falso problema perché è solo un fantoccio della Cina”. Resta dunque solo l’Italia. “L’accordo sulla legge elettorale, sul modello tedesco, va bene. Il maggioritario come metafora della modernità positiva è uscito dal tempo” e con la globalizzazione “va meglio il proporzionale”. Il guaio è un altro, e cioè “la combinazione tra proporzionale e elezioni in autunno. Perché entriamo in un triangolo molto pericoloso. Il primo angolo è la legge di bilancio. Va presentata entro il 15 ottobre, anche se poi pensi di andare all’esercizio provvisorio. Devi giocoforza esporre al pubblico quello che vuoi fare. Far scattare o no le clausole sull’Iva?”.

A questo quadro di speculazione politica renziana si aggiunge, spiega Tremonti, “la fine del quantitative easing della Bce e la speculazione”, quella vera sui mercati. “Sull’Italia puoi speculare alla grande – assicura -, puoi anche dare una spinta. Nei migliori manuali di destabilizzazione, normalmente scritti in inglese, si dice che non c’è bisogno di agire sullo spread. Si può agire sulle banche, soprattutto sulle piccole, perché producono il maggior effetto di panico. Da noi il processo sarebbe agevolato dalla cattiva gestione della crisi bancaria fatta dal governo”. L’unico antidoto sarebbe avere la certezza di “una maggioranza stabile e credibile, ma non mi pare questa la prospettiva”.

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Tremonti tira in ballo direttamente Matteo Renzi: “Alla bombastica operazione sul patrimonio pubblico che proporrebbe nel suo libro nessuno attribuisce credibilità. Può funzionare al bar di Rignano, non altrove”. L’indiscrezione sul prossimo libro dell’ex premier è succosa: “Le voci girano. Quel tipo di operazione elettorale dicono ricordi il detto Dì una bugia di giorno e scappa di notte, come nelle fiere di paese. Del resto ci sarà un motivo se la vendita del patrimonio, che va comunque iniziata, non ha mai avuto gli effetti istantanei desiderati, né con Monti né con Letta né con lo stesso Renzi. Però Renzi ha un vantaggio: potrebbe affidarsi alla Consip”. In un quadro così destabilizzato, anche gesti come l’attentato a Papademos in Grecia ha risvolti più che inquietanti: “Atti così li facevano gli anarchici nel ‘900. La storia, che doveva essere terminata, si è rimessa in cammino. E non è dominata solo dal bene”.

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