Consip: L’inchiesta che incastra Renzi ed amici. Il video shock a rischio censura. Guardate…

La Consip è la società dello Stato che assegna gli appalti pubblici per i beni e i servizi della pubblica amministrazione. Gestisce appalti per 14 miliardi di euro di soldi pubblici. Ai vertici della Consip c’è Luigi Marroni, amministratore delegato nominato da Matteo Renzi. Ex Assessore alla Salute della Regione Toscana, da sempre vicino al PD, è amico del padre di Matteo Renzi, Tiziano. Marroni è il testimone chiave di un’inchiesta per corruzione su un appalto Consip, il più grande d’Europa, del valore di 2,7 miliardi di euro. Quello che vi raccontiamo è tutto scritto sui verbali dei magistrati e reso noto dalla stampa. Sarà la Procura a decidere se le accuse sono vere o false, ma intanto questo è ciò che Marroni racconta ai magistrati. E la rilevanza politica è enorme. L’Ad Consip svela ai pm fatti e nomi che fanno tremare i palazzi della politica e l’intero Giglio magico renziano. Marroni racconta che subito dopo essere stato nominato a capo della Consip, Tiziano Renzi gli chiede di ricevere l’imprenditore Carlo Russo, suo amico interessato alle gare del mega appalto Consip, e di assecondare le sue richieste.

Ma chi è Carlo Russo?
Imprenditore del settore farmaceutico, di Scandicci (a 31 km da Rignano sull’Arno), intimo amico della famiglia Renzi. Intimo amico del padre di Renzi, Tiziano, che ha battezzato uno dei suoi figli.

A QUALE TITOLO IL PADRE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO CHIAMA L’AD DELLA CONSIP NOMINATO DA SUO FIGLIO?

E PERCHE’ ‘RACCOMANDA’ UN SUO AMICO IMPRENDITORE INTERESSATO AGLI APPALTI CONSIP?

NON TROVA INOPPORTUNO telefonare e incontrare IL CAPO DELLA SOCIETA’ CHE GESTISCE APPALTI PUBBLICI PER MILIARDI DI EURO, messo in quel ruolo PROPRIO da suo figlio?

Marroni racconta ancora ai pm: “L’imprenditore Carlo Russo mi ha chiesto di intervenire su un appalto da 2,7 miliardi di euro per conto del babbo di Matteo e di Verdini. Mi disse che erano gli arbitri del mio destino professionale”. È credibile che un uomo che politicamente deve tutto a Renzi racconti falsità che mettono nei guai lo stesso Renzi e i suoi familiari? I magistrati scoprono che Carlo Russo ha rapporti con l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, altra figura chiave dell’inchiesta. Alfredo Romeo è accusato di aver corrotto il dirigente della Consip Marco Gasparri: 100mila euro in tre anni per essere agevolato ad accaparrarsi una parte del mega appalto Consip. Marco Gasparri confessa il passaggio di denaro e la corruzione. Romeo dal 1° marzo è in carcere a Regina Coeli.

Cosa c’entrano Carlo Russo e Tiziano Renzi con Alfredo Romeo?

Secondo i pm c’entrano eccome! Secondo i magistrati, Alfredo Romeo, tramite Russo e Tiziano Renzi, voleva arrivare all’amministratore delegato della Consip Luigi Marroni. I pm sospettano che Russo abbia chiesto e ottenuto da Romeo soldi per la sua attività di faccendiere. Romeo vuole pagarlo in contanti, Russo invece reclama un contratto di consulenza e pagamenti attraverso società e trasferimenti estero su estero. Perché le banconote possono diventare un problema: «Avvocato io le ho a casa mia ovviamente, ma ne ho un cassetto pieno, non so che cazzo farci…». Agli atti dell’inchiesta ci sono anche i ‘pizzini’ di Alfredo Romeo: bigliettini scritti mentre Romeo parlava con Russo, poi strappati e recuperati dai carabinieri. In uno dei pizzini c’è scritto ‘30mila al mese a T.”: secondo i pm quella T sta per Tiziano Renzi. In un secondo biglietto c’è scritto ‘5mila ogni due mesi a R.C’: per i pm R.C. è Carlo Russo. In una conversazione captata dai carabinieri, Carlo Russo dice ad Alfredo Romeo: “Tiziano…dice che lui è a disposizione”. Si fa fatica a credere che Carlo Russo, così vicino alla famiglia Renzi, sponsorizzato addirittura da Tiziano Renzi, padrino di battesimo del figlio, sia solo un semplice millantatore. Persino il ministro Luca Lotti si spende per lui e manda dei messaggi al governatore della Puglia Michele Emiliano dicendogli “ha un buon giro, è inserito nel mondo della farmaceutica, se lo incontri per 10 minuti non perdi il tuo tempo”. Secondo un testimone, il commercialista Alfredo Mazzei, vicino al Pd, Romeo, Russo e Tiziano Renzi si sarebbero incontrati in una bettola romana. Tiziano Renzi nega di conoscere Romeo, di averlo mai incontrato e di aver preso soldi. Carlo Russo e Tiziani Renzi vengono indagati per traffico di influenze. Il passaggio di denaro da Alfredo Romeo a Russo e Tiziano Renzi, ipotizzato dai magistrati, non c’è mai stato. L’inchiesta, infatti, a un certo punto, viene gravemente compromessa da una fuga di notizie. L’ad della Consip Luigi Marroni viene informato che c’è un’inchiesta sul mega appalto Consip. E che nel suo ufficio sono state piazzate microspie. Marroni fa bonificare l’ufficio e le microspie vengono trovate ed eliminate.

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E’ Marroni stesso a dire ai magistrati chi ha spifferato l’inchiesta:

il Comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette, il generale dei Carabinieri, comandante della Legione Toscana, Emanuele Saltalamacchia, e soprattutto il ministro dello Sport Luca Lotti, braccio destro di Renzi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio quando Renzi era premier. A fare il nome del ministro Lotti non è solo Marroni. C’è anche Filippo Vannoni, presidente di Publiacqua, consigliere economico di Renzi quando era a Palazzo Chigi. Anche Vannoni dichiara ai magistrati: “è stato Lotti a dirmi dell’inchiesta Consip. Anche Renzi sapeva”. Quindi: Il ministro Lotti, e altri uomini vicinissimi a Renzi come il generale Del Sette e il comandante Saltalamacchia, avrebbero rivelato l’esistenza di un’inchiesta che stava per arrivare a toccare, come poi avvenne, il padre di Renzi. Il ministro Lotti nega, ma lui e gli altri autori della soffiata vengono indagati per favoreggiamento e rivelazione di segreto. Il favoreggiamento è un reato gravissimo, che prevede fino a 4 anni di carcere. E’ ancora più grave se ad esserne accusato è un ministro della Repubblica come Luca Lotti. Un’ombra pesantissima non solo per lui, ma anche per le istituzioni.

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