Dedicato A Totti: Una Meravigliosa Poesia Al Capitano

Una lettera meravigliosa, scritta da Fabrizio Zaza, per l’eterno Capitano giallorosso, nel giorno del suo addio alla Roma.

“Entrò in campo un giorno un ragazzino

che girava a Roma con il motorino
sguardo fisso verso il sogno di una vita
è da lì che cominciò la sua partita…*

Chi l’avrebbe detto mai che questa storia
resterà tracciata dentro la memoria
della gente che ama questo gioco immenso
che emoziona chi ne percepisce il senso?
Perché lui non era un semplice ragazzo
in breve tempo il mondo ne diventò pazzo
con lavoro, dedizione, testa e classe
stava conquistando sempre più le masse.
Ventidue anni e già divenne il capitano
così fiero del suo essere romano
nel difendere la maglia ed i colori
che la fede ha posto dentro i suoi valori.
Si vedeva già la stoffa del campione
per il modo di trattare quel pallone
tacchi al volo come avesse gli occhi dietro
e il controllo cristallino come un vetro.
Nel frattempo arrivò la Nazionale
con un gesto folle ci portò in finale
mentre c’è chi lo mandava a quel paese
col sorriso scucchiaiava l’olandese;
incosciente, forse pazzo o puro genio?
Fatto sta, che avanzava nel proscenio
tanto da creare invidia al mondo intero
ma il suo amore era profondo e alquanto vero.
Il suo valore aumentava a dismisura
lo affrontavi ed avvertivi la paura
ti spezzava gli equilibri all’improvviso
con quei colpi che ti illuminano il viso.
Con il dieci e con la fascia intorno al braccio
dispensava le giocate di alto calcio,
grazie ad una squadra di grande spessore
portò a case l’agognato tricolore.
Gli avversari attoniti ed impotenti,
il coltello sempre in mezzo ai loro denti,
adottavano ogni mezzo per marcarlo
spesso e volentieri senza mai fermarlo,
però un giorno un difensore gli entrò male
c’era il rischio che saltasse quel mondiale,
ma la voglia di tornare in mezzo al campo
azzittì chi disse che era senza scampo;
puntuale, nel momento del bisogno
con l’Australia ad alimentare il sogno
la finale, quei rigori del destino
ed il cielo un po’ più azzurro su Berlino…
C’era chi diceva: “- Tanto ormai è finito-“
Ma “er pupone” sempre con in bocca il dito
mise a segno un altro gran capolavoro
conquistando la pregiata scarpa d’oro.
Superò negli anni tanti marcatori
fino ad arrivare in vetta, fra i migliori,
fra giocate sopraffine e mai banali
pallonetti e tiri al volo magistrali.
Arrivarono le coppe nazionali
le vittorie un po’ snobbate dai giornali
ma che a Roma hanno sempre un grande peso
grazie a un tifo tanto grande quanto acceso.
Il capitano resta l’unica certezza
tutto scorre; ma il suo legame non si spezza,
passa il tempo, passa un’altra primavera
ma continua a sventolare la bandiera,
dimostrando che l’età è relativa
e se ti spinge una passione sempre viva
puoi fermare il tempo e fare altre magie
quelle che per molti restano utopie.

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Caro Francesco, siamo giunti al tramonto
però a questa fine io non sono pronto,
ogni cosa ha un inizio ed una scadenza
si impiega del tempo ad averne coscienza.
Ripenso alla strada percorsa con te
sempre a fianco dell’ottavo Re,
qualcosa di più che un gran calciatore
un eroe, una leggenda,

un gladiatore.

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