Il discorso che ha offeso tutti gli italiani censurato da Rai e Mediaset (Diffondete!)

E menomale che si tratta di un deputato comunista. Da quanto ha detto sugli stipendi dei parlamentari non sembrerebbe proprio incarnare lo spirito che dovrebbe ispirarne l’azione politica.

Le parole di Arcangelo Sannicandro, parlamentare di Sinistra Ecologia e Libertà, per una vita nel Pci e poi in Rifondazione Comunista, hanno suscitato un polverone tremendo.

Per giustificare e difendere l’elevato stipendio dei parlamentari Sannicandro è arrivato addirittura ad attaccare una categoria da sempre protetta e difesa da chi si definisce comunista: “Non siamo lavoratori subordinati dell’ultima categoria dei metalmeccanici! Da uno a dieci noi chi siamo?”.*

Dopo le forti polemiche scatenatesi e su caldo invito dei suoi stessi colleghi di partito, Sannicandro ha pubblicato un post su Facebook in cui ha provato a spiegare meglio ciò che voleva dire: “Tentavo di stabilire alcuni dati essenziali per affrontare il problema dell’indennità di carica dei deputati in modo oggettivo e non demagogico. Ho chiarito preliminarmente una ovvietà che è scomparsa dal lessico e dall’orizzonte culturale di tanti sia a destra che a sinistra, e cioè che i deputati e i senatori non sono lavoratori subordinati né autonomi. E cioè non sono operai, impiegati, artigiani, commercianti o liberi professionisti. Così come dice la Costituzione siamo rappresentanti attraverso cui il popolo esercita la sua sovranità. Se ciò non fosse sufficientemente chiaro, aggiungo che i deputati non sono assicurati né all’Inps e né all’Inail e né ricevono le prestazioni da questi all’occorrenza erogate, né sono inquadrati in un contratto collettivo nazionale”. Lui che di professione fa l’avvocato e l’anno scorso ha dichiarato 400mila euro di reddito annuo ha poi aggiunto: “Della mia professione voglio solo ricordare che è stata esercitata solo e sempre dalla parte dei lavoratori, anche metalmeccanici, insensibile alle lusinghe e non intimidito da pesanti minacce. Comprendo la malafede e la disonestà intellettuale degli avversari politici, ma mi sorprende la superficialità con cui vengono recepite le strumentalizzazioni da parte di coloro che dovrebbero essere adusi ad avvertirle immediatamente”.

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Dura la risposta di Mirco Rota, segretario generale della Fiom in Lombardia: “Le sue parole sono un flash perfetto di come la politica ha rappresentato il lavoro subordinato, quello che una volta si diceva sicuro, garantito e con i diritti riconosciuti. Oggi se lavori rischi di essere comunque povero, se fai il parlamentare ti puoi sistemare per il testo della tua vita. Un tempo i metalmeccanici erano il riferimento per chi voleva cambiare l’Italia, oggi anche per la sinistra sono una classe a cui è meglio non assomigliare in niente e per niente”.

fonte http://video.attivotv.it

 

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