Navi italiane in Libia, via libera all’uso della forza se gli scafisti attaccano

Secondo fonti di governo, il 28 luglio il Cdm dovrebbe varare il provvedimento relativo all’invio di mezzi italiani nelle acque libiche per contrastare i trafficanti di esseri umani. Poi, l’1 agosto, si esprimerà il Parlamento.*

La missione italiana nelle acque territoriali libiche verrà attuata con le navi e gli aerei dell’operazione Mare sicuro, il cui dispositivo verrà rimodulato. Lo si apprende da fonti del governo che riferiscono che il Consiglio dei ministri, il 28 luglio, varerà il relativo provvedimento, che poi, l’1 agosto, sarà sottoposto al Parlamento. Qui dovrebbe essere la conferenza dei capogruppo a decidere quale iter verrà seguito e, cioè, se ci sarà il vaglio delle Commissioni oppure dell’Aula.

Si legge su Repubblica: “Il governo italiano non vuole che l’accordo fra Roma e Tripoli lasci spazi di ambiguità, che potrebbero trascinare il personale della missione in situazioni complicate, facilmente strumentalizzabili. Le motovedette della marina libica dovranno seguire le segnalazioni delle unità italiane, e intervenire direttamente, e il ruolo italiano sarà di “sostegno tecnico logistico”.

L’accordo tecnico militare dovrà stabilire che la giurisdizione a bordo delle navi resta italiana, ma anche precisare – e questo è il nodo più delicato – che fine faranno i migranti raccolti in mare: si parla di centri di raccolta nella terraferma libica sotto il controllo dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati e della Organizzazione mondiale per le migrazioni. Quest’ultima rientra in Libia dopo un periodo di assenza, mentre per l’Unhcr è un debutto, visto che né il regno di re Idris né la Giamahiria del colonnello Gheddafi hanno mai firmato le convenzioni di Ginevra del 1951 sul diritto di asilo e sul trattamento dei rifugiati. In questi centri di raccolta potrebbero essere avviate le procedure per la richiesta di asilo, ma anche organizzati i rimpatri. A finanziare il tutto ci sono cento milioni di euro resi disponibili da Italia, Francia, Germania e Unione europea. Il governo ha anche suggerito un impegno francese per il controllo della frontiera sud, con il Niger.

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Le regole di ingaggio dovranno prevedere anche casi particolari, come la necessità di intervenire a difesa della Guardia costiera libica, se questa fosse attaccata con le armi dagli scafisti: in questo caso, i militari italiani potranno usare la forza.

La squadra navale dovrebbe essere basata almeno su due o tre unità, per arrivare se necessario fino a sei, fra quelle schierate nell’operazione Mare Sicuro, attiva nel Mediterraneo al di fuori delle acque libiche. La nave anfibia destinata ad accogliere il comando sarà con tutta probabilità la San Marco, affiancata forse da una fregata come la Bergamini e da un pattugliatore come il Cassiopea o da una corvetta come la Danaide. Accanto sarebbero schierati uno o due sottomarini, oltre che mezzi aerei. L’operazione comporterebbe l’impiego di 700 uomini. Il costo stimato si aggira sui nove milioni di euro al mese.”

Prima della frenata libica, l’accordo annunciato da Gentiloni avrebbe previsto anche l’uso della forza da parte dei militari italiani, per esempio nel caso di attacchi da parte degli scafisti contro la Guardia costiera libica o le stesse navi italiane. In quel caso i nostri militari potranno rispondere al fuoco anche in acque di competenza libica.

 

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