SINDACO UNGHERESE ESPELLE I CLANDESTINI E BANDISCE I MUSULMANI!


IL SINDACO DI UNA CITTA’ UNGHERESE AL CONFINE BANDISCE I MUSULMANI, DA’ LA CACCIA AI CLANDESTINI IRREGOLARI E PATTUGLIA IL MURO DI 175 KM CON UOMINI E CANI. “L’EUROPA AGLI EUROPEI”
Alla Bbc il primo cittadino del villaggio di Asotthalom: “Qui siamo tutti bianchi, europei e cristiani, vogliamo mantenere questa situazione e non vogliamo immigrati o omosessuali”. A far discutere la decisione della sua giunta di vietare affiggendo espliciti cartelli, la costruzione di moschee e l’uso del velo islamico
BUDAPEST – Molti in Europa criticano il popolare premier ungherese Viktor Orbàn, pochi sanno con quali sfide dell’ultradestra egli fa i conti a casa. Un esempio, come narrato dalla Bbc britannica e ripreso ieri dall’agenzia italiana Dire, è ad Asotthalom, la graziosa cittadina a un passo dalla frontiera ungherese-serba e dalla barriera che la chiude per arginare la grande migrazione.*
Il sindaco locale, Laszlo Toroczkai, membro di Jobbik (il partito di destra radicale che contesta nello Orszaghàz, il Parlamento nazionale, la maggioranza nazionalconservatrice della Fidesz di Orbàn, membro dei Popolari europei) ha varato dure leggi contro la residenza in loco dei musulmani, e anche severe restrizioni contro l’amore e le coppie omosessuali. Provvedimenti che appaiono contrari alle leggi ungheresi e alle stesse direttive del governo di maggioranza nazionalconservatore liberamente eletto (2010) e rieletto (2014).
Per ordinanza del giovane sindaco, è vietato ad Asotthalom indossare abiti strettamente musulmani, è vietato a qualsiasi muezzin lanciare appelli alla preghiera, è vietato anche costruire moschee. Sebbene i musulmani residenti siano appena due, e descritti come integrati e pacifici dagli abitanti intervistati dalla Bbc.

“Siamo tutti bianchi, europei, cristiani, vogliamo mantenere questa tradizione”, ha detto il sindaco all’emittente britannica, aggiungendo di ritenere che è in corso una “guerra contro la cultura musulmana”. E ancora: “Vogliamo dire benvenuto prima di tutto a gente dall’Europa occidentale che non vuole vivere in una società multiculturale, non vorremmo attirare musulmani nella nostra città, per la quale è molto importante preservare le proprie tradizioni; se un gran numero di musulmani arrivasse qui sarebbe incapace di integrarsi nella comunità cristiana”.

Sempre secondo il resoconto della Bbc, il sindaco ha spiegato: “Vediamo che esistono in Europa occidentale vaste comunità di musulmani che si sono mostrate incapaci di integrarsi, e non vogliamo vivere la stessa esperienza qui… Vorrei che l’Europa appartenga agli europei, l’Asia agli asiatici e l’Africa agli africani”.

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Asotthalom, una deliziosa tipica cittadina agricola ungherese, con le strade ad angolo retto come a Torino, ampi giardini, case decorose in vecchio stile magiaro-asburgico, fu investita dalla grande ondata migratoria nel 2015, quando il premier Orbàn decise di reagire blindando il confine. La maggioranza dei migranti, profughi, immigrati illegali che vi passarono tentarono poi di proseguire verso altrove (Austria, Germania, Svezia) o furono poi radunati in centri di raccolta ungheresi, oppure espulsi perché ritenuti non in regola.

La nuova legislazione cittadina vieta di indossare lo hijab e altri indumenti musulmani o islamisti, vieta la preghiera e l’appello alla preghiera del muezzin, e anche la manifestazione pubblica di amore tra coppie omosessuali. Quest’ultima disposizione in particolare è in contrasto con la prassi della vita quotidiana nella vivace, giovanile capitale di tendenza Budapest, e di altre città del paese. E il governo di Orbàn non ha mai adottato simili misure. Il sindaco si è anche premurato di prevenire la costruzione di moschee. Chi le costruirebbe, quando ad Asotthalom vivono appena due musulmani, non è chiaro.

D’altra parte, dal 2015 gli abitanti di Asotthalom (cittadina con pochissima polizia) si sono sentiti spaventati e insicuri davanti alla massa di migranti in arrivo prima della costruzione della barriera di filo spinato lungo il confine a pochi chilometri a sud.

“Avevamo paura delle masse di migranti che camminavano attraverso la nostra cittadina, ho passato lungo tempo chiusa a casa da sola con i miei figli, avevo paura”, ha detto alla Bbc la signora Eniko Undreiner. I gay fanno meno paura, sempre secondo le interviste volanti dei residenti raccolte dall’emittente britannica. Una citazione:

“Alcuni gay vivono da noi, ci capita di parlare, sono molto gentili, poi ciò che fanno a casa loro non ci riguarda, siamo tutti esseri umani”. Budapest metropoli globale è comunque lontana, negli animi ogni paese ha una sua capitale diversa dalla provincia profonda.

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