Pensioni, 3 Milioni Di PARASSITI Prendono Piu’ Di QUANTO VERSATO

Nella giungla delle pensioni italiane, non sono solo gli ex parlamentari ad essersi sottratti finora ai calcoli più rigorosi del sistema contributivo, quello che lega gli assegni ricevuti ai contributi versati.*

SOTTO A CHI CASTA! – ATTENTI DIRIGENTI, PILOTI, HOSTESS, PREFETTI, TELEFONICI, FERROVIERI E BABY PENSIONATI: A FORZA DI COLPIRE I VITALIZI DEI PARLAMENTARI, SI SCOPERCHIA IL SEGRETO DI PULCINELLA DELLE PENSIONI ITALIANE – TRE MILIONI PRENDONO PIÙ DI QUANTO HANNO VERSATO. ECCO QUANTO PERDEREBBERO SE ‘CONVERTITI’ AL CONTRIBUTIVO – È PER QUESTA DISPARITÀ CHE LA RIDICOLA LEGGE RICHETTI, SOLO UNO SHOW PRE-ELETTORALE, SARÀ BOCCIATA (SE NON DAL SENATO) DALLA CORTE COSTITUZIONALE

Nella giungla delle pensioni italiane, non sono solo gli ex parlamentari ad essersi sottratti finora ai calcoli più rigorosi del sistema contributivo, quello che lega gli assegni ricevuti ai contributi versati. Anche se con privilegi di gran lunga inferiori a quelli di deputati, senatori e consiglieri regionali, intere generazioni di pensionati dai 60 anni, chi più chi meno, sono state doppiamente avvantaggiate rispetto ai loro figli e nipoti: perché hanno potuto lasciare prima il lavoro e perché la loro pensione è stata ed è ancora oggi calcolata sulla base dei redditi via via guadagnati e non dei contributi pagati. Per loro infatti, a differenza di quanto potrà accadere tra poco agli ex parlamentari, le regole più rigide introdotte nel 1996 non vengono applicate retroattivamente. Almeno finora.

Nel tracciare l’ identikit di questi pensionati più “fortunati”, si scopre che tra il 2000 e il 2010 ben tre milioni di lavoratori hanno potuto lasciare all’ età di 58 anni con una pensione media di quasi 2 mila euro lordi al mese. Ovviamente, in questo gruppone ci sono anche gli ex operai che sono usciti prima dell’ età di vecchiaia avendo iniziato a lavorare molto presto, e che non godono certo di un assegno cospicuo. Ma sono una minoranza. I due terzi hanno una pensione superiore a 1.500 euro.

Prendiamo allora uno di questi pensionati- tipo: uno dei primi baby-boomers figli del dopoguerra, classe 1951, assunto ventenne da un’ impresa privata, in pensione nel 2009 a 58 anni dopo 38 di lavoro. Oggi riceve un assegno di 2.120 euro lordi al mese. Quando nel 1996 Lamberto Dini introdusse il sistema contributivo, lui aveva già più di diciotto anni di lavoro alle spalle, e dunque resta immune dalla riforma: gli si continuerà ad applicare il vecchio calcolo retributivo per tutta la sua carriera.

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QUEI PENSIONATI ANCORA UN PO’ “SPECIALI”

Ma le discriminazioni pensionistiche non si fermano qui. Non è solo la linea di demarcazione intergenerazionale a squilibrare la nostra previdenza pubblica, anche se è la più macroscopica, perché divide le famiglie italiane tra sessanta-settantenni con pensioni superiori al dovuto e giovani o meno giovani con carriere precarie, penalizzati dal contributivo.

Anche tra i pensionati fortunati che continuano a ricevere l’ assegno in base al sistema retributivo, c’ è chi è più favorito di altri: sono gli ex lavoratori dei fondi speciali, in parte confluiti nell’ Inps perché in rosso cronico, e messi sotto esame già da qualche anno dall’ Istituto guidato da Tito Boeri. Prendiamo gli ex lavoratori delle aziende elettriche. Fino al 1992 il legame tra la loro pensione e la retribuzione era molto più vantaggioso rispetto a quello degli altri dipendenti privati.

L’ assegno si calcolava in base alla retribuzione degli ultimi sei mesi, e non degli ultimi 5 anni. E inoltre il rendimento era fissato al 2,5% e non al 2. Lo stesso, o quasi, accadeva per ex telefonici ed ex ferrovieri. E ancora più favorevole era il trattamento degli ex prefetti, che vedevano la loro pensione seguire addirittura lo stipendio dell’ ultimo giorno di servizio, maggiorata del 18% e senza tetti. I dirigenti d’ industria, dal canto loro, potevano pagare contributi percentualmente più bassi dei loro dipendenti. Poi le regole sono cambiate e sono state equiparate a quelle di tutti i dipendenti privati.

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