La sfida di Putin in Bielorussia, 100mila soldati e carri armati al onfine con la Ue

Putin porterà 100mila uomini e centinaia di carri armati in Bielorussia, per una gigantesca esercitazione che pare la prova generale dell’invasione di Polonia e paesi baltici. Pane per i denti di chi vuole aumentare le spese nato a difesa dei confini dell’est. Lavrov e Tillerson si incontreranno a Manila.*

RUSSIA-USA: MEDIA, INCONTRO LAVROV-TILLERSON NEL WEEKEND
(ANSA) – I capi delle diplomazie di Russia e Stati Uniti, Serghiei Lavrov e Rex Tillerson, si incontreranno nel fine settimana a Manila, a margine di un summit dei ministri dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (Asean): lo riferisce una fonte del ministero degli Esteri russo all’agenzia Interfax.

“Il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov – spiega la fonte – parteciperà agli eventi Asean e a una conferenza di ministri dell’East Asia Summit nella capitale delle Filippine il prossimo weekend. Come riportato, vi parteciperà anche il segretario di Stato Usa Rex Tillerson. I ministri si vedranno”.

LA SFIDA DI PUTIN IN BIELORUSSIA CARRI ARMATI AL CONFINE CON LA UE
Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

Dicono che Russia e Stati Uniti vadano verso una seconda Guerra Fredda, ma intanto stanno già avvenendo diversi fatti che somigliano a una guerra calda. Ieri i caccia della Nato hanno intercettato tre aerei di Mosca vicino ai confini dell’ Estonia; a settembre il Cremlino manderà circa 100.000 uomini e diverse centinaia di carri armati in Bielorussia, per la grande esercitazione Zapad che pare la prova generale dell’ invasione di Polonia e Paesi baltici; il Pentagono conferma che sta preparando i piani per armare l’ Ucraina, soggetti all’ approvazione della Casa Bianca, dove a breve il presidente Trump firmerà le nuove sanzioni contro Putin per l’ ingerenza nelle elezioni del 2016.

L’ ultimo fatto di cronaca è avvenuto ieri. Due Mig-31 e un Antonov AN-26 si sono avvicinati ai cieli dell’ Estonia, costringendo due F-18 spagnoli e caccia finlandesi ad alzarsi in volo per intercettarli. Ormai episodi di questo genere stanno diventando la norma, con il chiaro obiettivo dei russi di provocare la Nato e mettere alla prova la sua reattività.

Molto più strutturata e minacciosa è invece l’ esercitazione che Mosca condurrà dal 14 al 20 settembre in Bielorussia e Kaliningrad, annunciata dal «New York Times». Si chiama Zapad, cioè Occidente, e già il nome sembra un programma.
Non è una novità assoluta perché veniva tenuta anche durante la Guerra Fredda, era stata resuscitata nel 1999, e ripetuta nel 2009 e 2013.

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La differenza di quest’ anno sta nelle proporzioni dell’ operazione, le unità coinvolte, e il sospetto della Nato che si tratti in realtà di una scusa per posizionare reparti davanti ai confini dei Paesi membri. In totale, Bruxelles si aspetta che tra 60.000 e 100.000 uomini vengano mobilitati per Zapad, tra militari e civili. Mosca ha sequestrato 4.000 vagoni ferroviari per trasportare in Bielorussia i mezzi necessari, e questo significa altrettanti carri armati, pezzi di artiglieria e blindati di ultima generazione T-14 che arriveranno davanti a Polonia, Lituania e Lettonia, senza considerare la minaccia costante nei confronti dell’ Estonia.

L’ unità più significativa che parteciperà all’ esercitazione sarà poi la First Guards Tank Armory, cioè il reparto che aveva combattuto i nazisti fino a Berlino durante la Seconda Guerra Mondiale, e aveva partecipato all’ invasione della Cecoslovacchia nel 1968. Nel 1998 era stato ritirato a Smolensk e poi sciolto, ma Putin lo ha ricostituito con circa 800 carri armati, 300 pezzi di artiglieria e dozzine di lancia missili tattici Iskander.

Forze che potrebbero andare ben oltre la guerra asimmetrica in Ucraina. La Russia ha detto alla Nato che meno di 13.000 soldati parteciperanno a Zapad, ma il timore di Bruxelles è che mezzi e reparti resteranno poi davanti ai confini dell’ Alleanza, che come risposta manderà 600 paracadutisti americani nei tre paesi baltici e ritarderà la rotazione delle unità presenti ora in Polonia.

Tutto questo non significa che un’ invasione sia dietro l’ angolo, ma il messaggio è chiaro, così come evidenti sono i diversi tempi di reazione. Se il Cremlino ordinasse un attacco come quelli condotti in Crimea e Donbass, ci metterebbe poche ore a varcare la frontiera e occupare i suoi obiettivi. La Nato invece non ha abbastanza forze già schierate per rispondere, e quindi perderebbe prima ancora di poter alzare la voce.

 

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