Degrado a Milano, le foto di Biasin fanno il giro del web

Non c’è limite al degrado in cui versa la zona di Porta Venezia a Milano, come ha dovuto documentare il giornalista di LiberoFabrizio Biasin. Nelle foto pubblicate sul suo profilo Facebook ci sono le scene di ordinaria follia alle quali sono costretti ad assistere turisti e lavoratori che frequentano la zona.

Questo il lungo post di Biasin:*

“Ciao.

La premessa (che sa di clamoroso “maniavantismo”) è che io NON sono razzista, vi prego di credermi sulla fiducia. A pelle mi stanno sulle balle i francesi, ma solo perché ti guardano sempre con quell’atteggiamento come a dire “io sono JeanLuc e tu non sei un cazzo di nessuno”.

Ma veniamo a noi.

Io non sono razzista, ma mi sono rotto le balle.

La pausa pranzo è da sempre una merda perché per definizione si infila tra una sessione di lavoro e l’altra, figuratevi il 3 di agosto.

Esco dalla redazione sita in Porta Venezia e mi dirigo verso la mia macchina, faticosamente parcheggiata in Piazzale Oberdan nel parcheggio dai più ribattezzato “buco dei tossici”. E vabbé.

(Ricordo che siamo a Milano.

In pieno Centro.

Alla luce del sole).

Da qualche tempo una parte della piazzetta è denominata “Wi-Fi Stocazzo Zone”, come a dire “siamo moderni”. E infatti ci sono le macchine elettriche a noleggio, le bici del comune, le colonnine a disposizione di tutti per ricaricare telefoni e device, disperati vari.

I “disperati vari” non sono un servizio in più offerto dal comune, ma ci sono e te li tieni.

I disperati vari li riconosci al primo sguardo perché bevono vino caldo in cartone, occupano le colonnine con i loro telefoni, pisciano ovunque a qualunque ora del giorno e della notte (anche attorno alle colonnine) e – novità dell’estate 2017 – cagano in libertà.

Siccome in redazione non c’era un’anima con cui condividere la pausa pranzo (è pur sempre il 3 di agosto) ho pensato “vado al parco”, ma giunto in prossimità della “Wi-Fi Barbon Zone” sono stato sopraffatto da un odore di urina misto a vino in cartone e allora – non avendo una fava da fare – ho deciso di appostarmi.

Bene. Dopo 3 minuti esatti un signore con dottorato alla Sorbona ha posato la sua tazza di vino caldo ricavata dal cartone e, quindi, ha calato le braghe con mossa magistrale per procedere alla seguente operazione: CAGARE
in pieno centro a Milano, sull’asfalto, alle ore 13 di giovedì 3 agosto 2017.

Mi sono rotto i coglioni.

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Ho scattato due foto, ho camuffato il “prodotto” per questioni di minima decenza (ma consiglio all’amico cagante una visita urgente da un gastroenterologo), quindi mi sono rivolto ai suoi compagni di ventura.

“Oh, ma vi sembra il caso, cazzo?”.

Tizio numero 1 con cartone di vino rosato (evidentemente uno che segue le tendenze modaiole): “Sfdokod dofkFatti dcf i caffi tuoi”.

Tizio numero 2 ciondolante su musica latina: “Adeffo non dffs si pvò neanchehe cagavvre, penssva te”.

Mi sono girato, il “cagatore” era già tornato sul suo giaciglio (con vista su negozio Tommy Hilfiger) per un meritato “riposo ristoratore”.

C’erano 37 gradi e l’odore di vino e escrementi riempiva l’aria.

Profonda Foresta Amazzonica? No, Milano centro.

Io non sono razzista, ma non voglio neppure arrendermi all’indecenza.”

CIAO.

LA PREMESSA (CHE SA DI CLAMOROSO “MANIAVANTISMO”) È CHE IO NON SONO RAZZISTA, VI PREGO DI CREDERMI SULLA FIDUCIA….

PUBBLICATO DA FABRIZIO BIASIN

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