BERLUSCONI, ACCORDO ROTTO: ALLA MELONI? PREFERISCE IL PEGGIORE DEI PEGGIORI. ROBA DA MATTI

Lo avevano scaricato tutti. Ora il suo telefono non smette un attimo di squillare.
Curiosa la parabola di Angelino Alfano. Il ministro degli Esteri ha passato un giugno da inferno. Quando l’ accordo a quattro tra i principali partiti sembrava disegnare un destino infausto per i centristi: proporzionale alla tedesca con soglia di sbarramento al 5 per cento. E fuori gli alfaniani (che nei sondaggi valgono intorno al 3) dal Parlamento.

Ma la fortuna ha baciato Angelino. L’ intesa tra Pd, Forza Italia, grillini e Lega si è liquefatta al primo voto segreto. E Alfano ha tirato un bel sospiro di sollievo. Ma l’ apnea è ricominciata a luglio. Quando Alternativa Popolare si è persa un ministro (Enrico Costa) e un sottosegretario (Massimo Cassano), entrambi persuasi che il partito, alleato a sinistra o da solo al centro, sia destinato ad andare a sbattere il grugno contro le urne.
Doveva seguire un esodo biblico. Non c’ è stato. Forse perché nelle ultime ore Angelino è tornato molto di moda. Merito della sua Regione, la Sicilia.
Che è successo? Centrodestra e centrosinistra si sono resi conto che senza i voti del ministro degli Esteri (si parla del 6-8 per cento in Trinacria) rischiano di consegnare la vittoria ai grillini. Ed è partito il corteggiamento. Silvio Berlusconi ha detto sì alle alleanze locali con il suo ex pupillo, ma no a un accordo nazionale «con chi governa con la sinistra». Si sta cercando un punto di caduta. Alfano è in contatto con Gianni Letta e Niccolò Ghedini, ma soprattutto con Gianfranco Miccichè, il commissario azzurro in Sicilia, che sta gestendo la trattativa. L’ altro giorno lo ha incontrato, con Saverio Romano, alla Farnesina. La soluzione potrebbe essere l’ accordo tra il centrodestra e Ap nelle Regioni dove già governano insieme (Lombardia, Liguria e, sperano, Sicilia). Specie al Senato dove Ap avrebbe lo sbarramento al 3 e non all’ 8 per cento, che tocca a chi non stringe accordi di coalizione.
Miccichè è così determinato nell’ agganciare i centristi che ieri ha rotto con la destra. Nello Musumeci, candidato sostenuto da Meloni e Salvini, aveva posto delle condizioni: Alfano presenti solo una lista di appoggio e non si faccia vedere in campagna elettorale.
Troppo, secondo il plenipotenziario azzurro: «Ho fatto trattative tutta la vita, da quando lavoravo in Fininvest. Se vado da un cliente devo offrirgli qualcosa, non dirgli che deve fare quello che voglio io.
Musumeci ha snobbato Alfano, l’ ha invitato a non farsi vedere in Sicilia in campagna elettorale.
Un ministro degli Esteri…». Accordo rotto con la destra. E pressing sulla Farnesina che è continuato tutto il giorno. Si arrabbia Giorgia Meloni: «Berlusconi dica se la posizione di Miccichè è anche la sua». La leader di Fratelli d’ Italia, commentano i centristi, «vuol perdere come è successo a Roma».
Il fatto è che Alfano è in trattativa anche con il Partito democratico. È sicuro di avere in tasca due accordi. Deve solo decidere quale sia il più vantaggioso. Ha visto prima il vice segretario Maurizio Martina, poi il ministro Graziano Delrio. Sul piatto, i dem mettono l’ alleanza in Sicilia e un’ opzione per una intesa nazionale. Oltre a una revisione della legge elettorale e delle soglie di sbarramento. Matteo Renzi potrebbe lasciare al ministro degli Esteri la possibilità di indicare il candidato: dopo l’ archiviazione di Rosario Crocetta e il rifiuto di Pietro Grasso, la sinistra non ha un nome. «Sceglieremo il nostro candidato e lo proporremo agli altri», fanno sapere i centristi, «poi vedremo chi lo vuole sostenere».

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