Scandalo Consip, nuova ipotesi di reato?

L’Anac invia alla procura di Roma un nuovo fascicolo: tre aziende avrebbero fatto cartello per spartirsi 2,7 miliardi.

Per ora si parla solo di fondato sospetto, ma una nuova pista si è aperta nell’ambito dell’inchiesta #Consip su un appalto da 2.7 miliardi di euro per una fornitura di servizi nella pubblica amministrazione. Questa vicenda era già stata evidenziata dal giornalista Marco Lillo, che ne aveva parlato in un articolo scritto sul “Il Fatto Quotidiano”, che suscitò non poco scalpore.

La nuova ipotesi accusatoria

Come riporta il “Corriere della Sera”, l’Anac (l’autorità nazionale anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone) ha inviato alla procura competente di Roma, dopo quattro mesi di istruttoria, un fascicolo che riguarda una nuova ipotesi di reato [VIDEO], ovvero la creazione di un cartello da parte di tre aziende, Ati Cns, Manutencoop e Kuadra (che fa parte dell’Ati Cns) per la spartizione dei lotti principali della gara sotto osservazione – la Fm4 – che riguarda l’affidamento di servizi di pulizia e manutenzione in diversi uffici di palazzi istituzionali romani.

La vasta risonanza mediatica che l’inchiesta ha avuto sin da quando è emersa, si deve principalmente a due fattori: l’entità miliardaria dell’appalto e la rilevanza dei soggetti coinvolti.

Coinvolti politici, militari e affaristi

Molti, infatti, sono i politici e le personalità d’alto rango coinvolte, alcune anche di spicco come il ministro per lo sport #Luca Lotti, indagato per rivelazione di segreto d’ufficio assieme a due militari, il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette, e il generale di brigata dell’Arma Emanuele Saltalamacchia.

Andranno invece a processo, il prossimo 19 ottobre, Alfredo Romeo e Marco Gasparri; il primo imprenditore, mentre l’altro è un ex dirigente Consip. Entrambi dovranno rispondere della pesante accusa di corruzione. Tra le altre personalità di una certa rilevanza coinvolte nell’inchiesta principale ci sono Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, accusato di traffico di influenze assieme ad un suo amico imprenditore Carlo Russo, e all’ex parlamentare e consulente di Romeo, ItaloBocchino.

loading...

Tiziano Renzi e la frase galeotta

L’accusa nei confronti del padre di Renzi è quella di aver sostenuto la “causa Romeo” in cambio di 30mila euro al mese, secondo quanto sarebbe emerso dagli appunti dello stesso Romeo. A questa si aggiunge un’altra ipotesi di reato sollevata dal Pm Mario Palazzi e dal procuratore aggiunto Paolo Ielo nei confronti di Giampaolo Scafarto, capitano del Noe, Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri.

Il militare, secondo gli inquirenti, avrebbe falsificato il passaggio di un’intercettazione, attribuendo la frase “Renzi…l’ultima volta che l’ho incontrato” ad Alfredo Romeo anziché a Italo Bocchino, suo consulente.A completare il quadro degli indagati c’è il vicecomandante del Noe, Alessandro Sessa, indagato per depistaggio. Inoltre per violazione del segreto d’ufficio, per aver fornito ai giornali degli atti riservati, sono finiti sotto inchiesta il pubblico ministero della procura di Napoli, Henry John Woodcock, e la presentatrice televisiva Federica Sciarelli, conduttrice del noto programma “Chi l’ha visto?”, e compagna del magistrato.Invece sono finite sotto la lente d’ingrandimento della Corte dei Contialcune consulenze legali esterne. Le indagini, in questo caso, sono state avviate sul sospetto che le retribuzioni siano sproporzionate sia in merito al numero, che agli importi pagati. #Tiziano Renzi

loading...

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *