Il cibo non è buono, i profughi lo buttano per strada. O scagliano i mobili

E meno male che scappano dalla fame. Un’incredibile rivolta è scoppiata a fine giugno nel Palermitano, la mattina del 25, dove una ventina di minori ospiti della Comunità alloggio di Casteldaccia ha lanciato in strada mobili e altri suppellettili bloccando la via Vittorio Veneto. Perché? Non sarebbero stati autorizzati dalla struttura a festeggiare l’ultimo giorno del Ramadan. Ma la causa scatenante sarebbe un’altra: la qualità del cibo. Almeno secondo quanto accertato dai carabinieri che sono intervenuti per bloccare i manifestanti e riportare la calma consentendo la riapertura al traffico della strada.*

Non è la prima volta che le cosiddette risorse che fuggono dalla fame reagiscono gettando qualcosa. In un’altra occasione, correva l’anno 2015, sempre in luglio e sempre col caldo che rende irritabili, a Eraclea, in provincia di Venezia, il cibo evidentemente non era buono e, all’ora di cena, era esplosa la protesta dei profughi ospiti al residence Mimose. Che avevano lanciato in strada i vassoi con il cibo, iniziando a protestare con urla di rabbia per il trattamento riservato loro.

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I ragazzi di colore avevano voluto esprimere in questo modo il loro malcontento nei confronti della cooperativa Solaris che gestiva il residence di accoglienza. Sbalorditi i cittadini, in una località che già allora ospitava numerosi profughi e che da tempo si sta opponendo all’arrivo di ulteriori immigrati, la cui presenza, eccessiva, sta scoraggiando il turismo e mettendo in crisi le attività locali. Il sindaco di Eraclea, Giorgio Talon, era stato avvertito della protesta e la polizia si era recata sul posto per evitare che la situazione degenerasse.

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