IL NUOVO FILM DI SORRENTINO SU BERLUSCONI

NUOVO CINEMA BANANA – MARIAROSA MANCUSO: ‘IL FILM DI SORRENTINO SU BERLUSCONI? COME PER ‘IL DIVO’, SARÀ DIFFICILE SPIEGARE AI CRITICI STRANIERI CHE IL REGISTA NON SI È INVENTATO NIENTE, E TUTTO CIÒ CHE SARÀ GENIALE VERRÀ DIRETTAMENTE DA SILVIO – SE VA BENE, SARÀ L’ENNESIMO TENTATIVO DI DEFINIRE IL CARATTERE DEGLI ITALIANI (MA DINO RISI AVEVA GIÀ DETTO TUTTO). SE VA MALE, UNA FARSA FELLINIANA CON TOCCHI DA BAGAGLINO

Andrà a finire come con “Il divo”, premio della giuria al Festival di Cannes 2008. “Magnifica sceneggiatura” commentavano i giornalisti stranieri, sperticandosi in lodi a Paolo Sorrentino (allora scriveva da solo, Umberto Contarello era in marcia di avvicinamento, nel film ha la particina di un deputato senza nome). Ripetevano le battute, ammiravano i siparietti comici, restavano affascinati dalla proposta di matrimonio fatta alla fidanzata Livia passeggiando tra le lapidi del Verano.*

Fu una fatica convincerli che il materiale era puro Giulio Andreotti, a lui sarebbero dovuti andare gli applausi – e anche un po’ del premio (il senatore a vita non la prese benissimo e parlò di “mascalzonata”, prima di riacquistare il dovuto aplomb). Va aggiunto che i forestieri, ignari del Bagaglino e dell’ imitazione che Oreste Lionello faceva di Andreotti, tolleravano meglio il grottesco mascherone con le orecchie da vampiro.

E’ un’ idea brillante ambientare una richiesta di matrimonio al cimitero (ancor più nella superstiziosa Italia). Brillante, se l’ idea viene allo sceneggiatore. Se viene al personaggio – il primo della serie di papi, qualcuno solo Young qualche altro Forever Young, a cui Sorrentino sta dedicando le sue cure, ora la fissazione è chiara – lo sceneggiatore può solo rovinarla. Magari sbagliando i tempi, che nella comicità son tutto. O il tono, che nel cinema risulta altrettanto cruciale.

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E’ un’ idea brillante caratterizzare il protagonista con un malanno. Ma Giulio Andreotti lottò davvero tutta la vita con l’ emicrania, prendendo per un paio d’ anni le anfetamine che gli davano sollievo (le aveva scoperte dal dentista). E brigò quel che era in suo potere di brigare perché non le mettessero fuorilegge. “Grazie, non ho vizi minori”, detto per rifiutare un sigaro, è battuta altrettanto andreottiana, come il male che bisogna commettere per arrivare al bene, e i pensieri maligni che sono peccato ma ci azzeccano.

Toccherà di nuovo spiegare che lo sceneggiatore occulto è Silvio Berlusconi medesimo. Quando i papi (non giovani ma eternamente giovani, nel caso specifico) non contribuiscono con il loro talento da uomini di spettacolo a Sorrentino non riescono altrettanto bene.

Fa da controprova Jep Gambardella di “La grande bellezza”, scritto dal regista insieme a Umberto Contarello: dovrebbe essere un dandy dalla battuta fulminante, collocato tra Ennio Flaiano e Raffaele La Capria. Non pronuncia una sola battuta memorabile in tutto il film, indossa completi più sgargianti che eleganti, fallisce il titolo dell’ irripetibile capolavoro – “L’ apparato umano”. Quando ricorda il primo amore non consumato è la caricatura dell’ intellettuale italiano di provincia, che appena smette di parlar difficile tende al romanzo rosa. Riesce meglio Roma, con il contributo della città e delle inquadrature felliniane: altri sceneggiatori occulti assenti dai crediti.

 

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