“L’ITALIA FUORI DALLA CRISI?” SMONTATA DAI NUMERI LA BALLA DEL PD

In Italia si parla di ripresina, nei giorni scorsi il Financial Times ha previsto il “miglior risultato economico dall’inizio della crisi”. per il vice ministro Enrico Morando è possibile che il Pil 2017 raggiunga il +1,3-1,4%. Non solo. Le imprese tornano a cercare personale, l’Istat registra che la quota di posti di lavoro vacanti, tocca lo 0,9% nel secondo trimestre, il massimo dal 2010.

Ma lo stesso quotidiano della City spiega che in termini numerici, la crisi in Italia non è ancora finita, i livelli pre-crisi sono ancora lontani. Solo Italia, Grecia e Portogallo nell’Eurozona si ritrovano oggi con un Pil inferiore a quello del 2007. E l’Ufficio studi di Mediobanca traccia un bilancio fosco anche dell’ultimo decennio delle imprese.*

Secondo il Financial Times, alla fine del 2017 il Pil italiano sarà 6,2 punti percentuali sotto il dato di dieci anni fa. In Eurolandia, a farci compagnia, sotto quota zero, c’è il Portogallo, che segna un calo complessivo del 2,4%, e la Grecia, che ha perso un quarto del proprio Prodotto interno lordo (-24,8%).

LA SINDROME ITALIANA DELLO ZERO VIRGOLA – Tutte le principali economie mondiali analizzate dal Financial Times sono oltre “quota zero” e registrano un Pil a quello del 2007. L’ultima a uscire dal buco nero della crisi è stata la Spagna, che ha raggiunto il pareggio quest’anno e, a fine 2017, guadagnerà il 2,1%. Se all’Italia non sono stati sufficienti dieci anni per tornare ai livelli pre-crisi, a Francia, Germania e Stati Uniti ne sono bastati quattro: il saldo è tornato positivo nel 2011. Oggi si attesta a +6,7% per Parigi, a +10,9% per Berlino e a +14,6% per Washington.

La ripresa britannica è stata più graduale: Londra ha raggiunto i livelli pre-crisi nel 2013. Ma da allora ha accelerato: chiuderà il 2017 con un progresso dell’11,1% rispetto a un decennio fa. Ancora più repentina è stata la risalita di Islanda e Irlanda. Hanno dovuto aspettare il 2014 prima di raggiungere il pareggio, ma da allora la crescita è stata rispettivamente del 18,1% e del 38,5%. Guardando all’Asia, anche il Giappone recupera, seppure a un ritmo meno elevato (+4,7%). Mentre la Cina merita un discorso a sè: Pechino è l’unica grande economia mondiale a non aver risentito della crisi. Dal 2007, il Pil è più che raddoppiato (+119,9%).

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IL LAVORO VA A RILENTO – Il record negativo è della Grecia, con una disoccupazione superiore del 14,6% rispetto al 2007. Ma il mercato del lavoro, che tende a ritardare la propria ripresa rispetto a quella del Pil, resta debole anche negli Stati riaffacciatisi oltre il pareggio. Come in Spagna, dove la disoccupazione resta del 10,2% più alta rispetto a dieci anni fa, e negli Stati Uniti, che solo nel 2017 raggiungeranno lo stesso tasso di disoccupazione del 2007 nonostante una crescita del Pil già in doppia cifra. Appena sopra il pareggio è la Gran Bretagna, dove il tasso di disoccupazione è inferiore di appena lo 0,9% rispetto a dieci anni fa. A fare da solida eccezione è la sola Germania, con un tasso di senza lavoro sceso del 4,6% rispetto al 2007.

Il Financial Times, in questo caso, non analizza il dato italiano, ma i dati Istat dicono che ‘quota zero’ è ancora lontana: il tasso di disoccupazione alla fine del 2007 era del 6,5%, quello registrato a giugno 2017 è stato dell’11,1%.

LE IMPRESE ARRANCANO – L’ufficio studi di Mediobanca analizza i dati cumulativi di 2.065 società e sottolinea che nel 2016 le imprese industriali e dei servizi italiane hanno perso il 2% del fatturato, la quarta flessione consecutiva dal 2013.

Il calo lo scorso anno ha riguardato tanto il mercato domestico (-2,3%) quanto l’export (-1,5%). Non solo. Se si inquadrano le dinamiche del 2016 all’interno dell’orizzonte temporale post-crisi successivo al 2008, emerge dall’analisi dell’Ufficio studi Mediobanca che il recupero delle vendite complessive non è ancora avvenuto: l’aggregato delle 2.065 imprese permane del 6,4% al di sotto dei livelli del 2008.

Più arretrate le società a controllo pubblico (-17,8%) rispetto alle private (-3,1%). La manifattura ha recuperato, superando frazionalmente i livelli pre-crisi (+0,8%), grazie al contributo delle imprese maggiori (+11,4%), ma senza l’automotive sarebbero sotto il pre-crisi del 6,8%.

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