TURISTI VANNO A POMPEI E AL SUD, GLI INCASSI VANNO AL NORD.

Siti archelogici al sud…biglietti pagati al nord

Partiamo dai fatti; L’Italia detiene il primato di maggior concentrazione di siti UNESCO, 51 su 1031, questi siti attirano quasi tre quinti dell’intero flusso turistico che sceglie l’Italia.
Sappiamo che i siti più visitati dopo il Colosseo sono al 2°posto gli scavi di Pompei (incasso di 24 milioni di euro l’anno), al 10° la Reggia di Caserta (3 milioni di incassi), al 14° il Museo Archeologico di Napoli (un milione e mezzo di euro), al 16° Ercolano ed al 20° Paestum, che insieme, nel 2015, a tutti restanti luoghi di cultura hanno generato incassi per circa 155milioni di euro.
Su questi fatti, nonostante il nostro patrimonio monumentale e storico sia tutelato dall’art. 9 della Costituzione Italiana e coinvolge 352 comuni considerati di interesse storico ed artistico, lo Stato destina a tale scopo nel 2016 risorse finanziare pari al 27 % in meno rispetto all’anno precedente.
Abbiamo i fatti, abbiamo una costituzione, abbiamo infine i dati, manca sapere solo chi gestisce gli introiti dei Musei e dei siti archeologici al Sud?
Le risposte sono semplici perché il patrimonio enorme è gestito in maniera oligarchica da poche aziende. La Zetema di proprietà del Comune di Roma, la CIVITA CULTURA presidente Gianni Letta, La ELECTA gruppo  Berlusconi e la COOP CULTURE di proprietà delle coop “rosse” con sede a Venezia Mestre.
Quest’ultima gestisce “solo” in Campania: gli scavi di Pompei, di Ercolano, di Cuma, e di almeno altri sette siti fra Castellamare e Capri.
Il tutto gestito con Bandi di gara  scaduti e mai rinnovati.*
Cosa fanno in pratica? Gestiscono biglietterie online e “servizi aggiuntivi”, la prevendita, la ristorazione, le caffetterie all’interno dei siti e dei musei, le audioguide, i cataloghi, la sicurezza ed il personale.
Quali sono le intenzioni del governo?
Aprire alla concorrenza internazionale questo settore attraverso nuovi bandi per la gestione del “nostro” patrimonio a società estere.
Sembra superfluo ogni commento e sembra quasi banale ribadire che lo Stato Italiano continua a considerare il Meridione terra di saccheggio e non un luogo di bellezza e cultura da salvaguardare.  I nuovi bandi per la gestione del “nostro” patrimonio saranno aperti anche a società estere per il “buono” della globalizzazione, in realtà, l’ennesimo colpo ben assestato al Sud, attraverso l’Italia intera.
Svenderanno tutto, e diranno che sarà colpa nostra.

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