Ecco come Giovanni Paolo II difendeva patria e identità

Giovanni Paolo II, nel corso del suo pontificato, ha più volte sottolineato l’importanza della “patria” e dell’ “identità”. Ecco alcune celebri riflessioni

Leggiamo su Il Giornale:

Giovanni Paolo II ha spesso posto al centro della sua riflessione i temi della patria e dell’identità. Nel dibattito contemporaneo interno alla Chiesa cattolica, questi argomenti sono ancora discussi, ma spesso si tende a depotenziare il loro ruolo dottrinale.*

Almeno nella tendenza dominante. Per usare le parole di Vito Mancuso: “È innegabile che tra i due grandi principi che orientano la politica – la libertà (destra) e l’uguaglianza (sinistra) –[Il Papa n.d.r.] insista di più più sulla seconda”. Se esistono una teologia di destra e una teologia di sinsitra – insomma – è abbastanza pacifico sostenere che Bergoglio preferisca la seconda. Il magistero di Francesco è denso di dichiarazioni sui migranti, sull’accoglienza, sull’estensione dei diritti e sull’abbattimento dei confini. Molti ritengono che porsi al di fuori della pastorale di Francesco significhi in qualche modo negare le istanze stesse del cristianesimo. Altri – invece – ricordano con nostalgia la non secondarietà attribuita da Joseph Ratzinger ai temi identitari: quel “diritto a non emigrare”, che tuttavia Francesco stesso ha citato nel corso del suo pontificato. Tra i papi che hanno conferito rilevanza alla parola “patria” – però – c’è certamente Papa Wojtyla, la cui storia personale è indissolubilmente legata a quella della Polonia. Andrea Riccardi, in passato, ha sottolineato come Giovanni Paolo II sia stato il primo pontefice a non “snazionalizzarsi”, cioè a non tagliare le radici con la terra d’origine a causa dell’investitura a vescovo di Roma. “Quando penso “patria” – esprimo me stesso, affondo le mie radici, è voce del cuore, frontiera segreta che da me si dirama verso gli altri, per abbracciare tutti, fino al passato più antico di ognuno”, scriveva San Giovanni Paolo II in una poesia del 1974 intitolata “Pensando patria”, un’opera riportata anche su La Stampa. E sempre alla Polonia, la sua amata Polonia, e a San Stanislao, santo protettore di Cracovia, Wojtyla ha dedicato i versi di un’altra poesia, nel 1978.

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Ma Giovanni Paolo II non ha riservato soltanto alle liriche l’attaccamento per la terra natìa :”Vent’anni fa, durante il mio primo pellegrinaggio in Patria, insieme alle moltitudini riunite nella comunità orante in Piazza della Vittoria, invocavo lo Spirito Santo implorando: “Scenda il tuo Spirito, e rinnovi la faccia della terra. Di questa terra!”, ha dichiarato durante un discorso ai membri del Parlamento della repubblica polacca, nel 1999. Nella medesima occasione, poi, Wojtyla ha evidenziato persino la centralità dello stato sovrano: “So che, dopo lunghi anni di assenza di una piena sovranità dello Stato e di un’autentica vita pubblica, non è facile costruire un nuovo ordine democratico ed istituzionale. Perciò voglio, subito all’inizio, esprimere la mia gioia per questo incontro che avviene proprio qui, nel luogo dove, mediante la formazione delle leggi vengono costruite basi durature per il funzionamento di uno stato democratico e in esso di una società sovrana”. Un appello che oggi verrebbe etichettato come “populista”. E di stato sovrano Wojtyla ha parlato in termini ancora più espliciti quando – nel giugno del 1979 – si è così rivolto alle autorità civili polacche: “La parola “patria” ha per noi un tale significato, concettuale ed insieme affettivo, che le altre Nazioni dell’Europa e del mondo sembra non lo conoscano, specialmente quelle che non hanno sperimentato – come la nostra Nazione – danni storici, ingiustizie e minacce”, come ha ricordato padre Aldino Cazzago sul quotidiano torinese già citato. In “Memoria e Identità”, libro introdotto da Benedetto XVI – ancora – GP II ha fissato il concetto secondo cui i paesi dell’est Europa posseggano la facoltà di insegnare alle altre nazioni l’importanza dell’identità: “le nazioni dell’europa centro-orientale hanno conservato la loro identità, e l’hanno persino consolidata, nonostante tutte le trasformazioni imposte dalla dittatura comunista”, fino a postulare la triade culturale composta da “famiglia”, “radici” e “nazione”.

Nella meditazione di Giovanni Paolo II c’è stato spazio anche per ricordare, con favore, la battaglia del 12 settembre del 1683, dove la Lega Santa riuscì a liberare l’Austria dall’assedio turco. Il 13 settembre del 1983, il papa polacco si distinse recandosi sul Monte Kahlenberg, dal quale partirono le armate cristiane. Scrive sull’episodio GP II: “Non si può dimenticare che ancora verso la fine del XVII secolo fu proprio Giovanni III Sobjeski a salvare l’Europa contro il pericolo ottomano nella battaglkia di Vienna. Fu una vittoria che allontanò quel pericolo dall’Europa per lungo tempo”. Il rischio di cui parlava Wojtyla sembra essere lo stesso paventanto nelle parole, sin’ora nascoste, sull’avvento dell’islam in Europa.

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