Quando hai sovranità monetaria. Giappone: raggiunta la piena occupazione nonostante il rapporto debito pubblico/Pil alle stelle

Quando hai sovranità monetaria. Giappone: raggiunta la piena occupazione nonostante il rapporto debito pubblico/Pil alle stelle (di Giuseppe PALMA)

Tv e giornaloni di regime continuano a diffondere fake news. Una su tutti è quella che l’alto tasso di disoccupazione dipenda anche dall’alto debito pubblico, e che quindi l’aver vissuto – fino a qualche anno fa – ad di “sopra delle nostre possibilità”, abbia inciso negativamente sulle nuove generazioni.

E’ COMPLETAMENTE FALSO! Queste sono le vere fake news da censurare! E non abbiamo affatto vissuto al di sopra delle nostre possibilità. *

Quando si ha sovranità monetaria (senza nemmeno dover rispettare vincoli e parametri economici capestro) il debito pubblico non esiste. Nel senso che, essendo espresso nella medesima valuta che lo Stato può creare dal nulla ed essendo regolato da giurisdizione nazionale, è lo Stato stesso a rendersi integralmente garante del debito attraverso una sua Banca centrale che funga da prestatrice illimitata di ultima istanza.

Nell’eurozona, invece, avendo gli Stati perso sovranità monetaria, e avendo istituito una Banca centrale (la Bce) che per suo stesso statuto non può esercitare la funzione di prestatrice illimitata di ultima istanza, la situazione è totalmente diversa. Il debito pubblico è un macigno ed è garantito da cittadini e imprese, che sostituiscono funestamente la Banca centrale nella sua funzione tipica di pagatrice in ultima istanza.

Di qui ne deriva che il peso del debito venga interamente scaricato sul popolo e sui suoi diritti fondamentali costituzionalmente garantiti. Ecco perché cittadini e imprese vengono vessati da uno Stato giacobino e senza scrupoli.

In questa situazione, determinata dalla perdita di sovranità monetaria, lo Stato non è più in grado di garantire alcuni dei più importanti diritti fondamentali: lavoro, salute, pensioni e così via.

Ma v’è di più. L’euro è un accordo di cambi fissi, quindi, per poter tornare ad essere competitivi gli Stati dell’eurozona – non potendo più intervenire sul cambio, cioè sulla leva della svalutazione monetaria – sono costretti a scaricare il peso della competitività sul lavoro. In che modo? Riduzione del personale, contrazione dei salari e smantellamento delle garanzie contrattuali e di legge in favore dei lavoratori.

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La dimostrazione empirica di quanto premesso ci giunge dal Giappone: rapporto debito pubblico/Pil al 250% e tasso di disoccupazione al 2,8%, vale a dire piena occupazione.

In Italia, invece, il rapporto debito pubblico/Pil è al 130% (circa la metà del dato giapponese) e il tasso di disoccupazione all’11,1%, cioè quasi quattro volte quello nipponico.

E non mi si venga a proporre la pagliacciata degli Stati Uniti d’Europa. Il Giappone è una nazione dimensionalmente grande proprio come un qualsiasi singolo Stato del vecchio continente, quindi non regge la soluzione di cedere ulteriori porzioni di sovranità nazionale verso l’antidemocratica sovrastruttura europea. Anzi, sarebbe la soluzione peggiore e comunque non risolutiva.

Credo non vi sia da aggiungere altro. Non capisce solo chi non vuole capire.

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